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1879: scissione della Psicologia dalla Medicina. 2017: nascono la Metamedicina e la Psicomedicina.

Occorre, però, una formazione specifica

Di Laura Valenti 16/04/17 LIBERI NOBILI n.9

 

Senza acritico eccesso di malevolenza, Freud avrebbe ragione a non trovare la pace nel sonno eterno. Come poteva essere d’accordo che mente, corpo e relazione non fossero fra loro connessi, collegati e inscindibili? Solo con una formazione scientifica, clinica e, insieme, psicopatologica, si può comprendere e aiutare al meglio il paziente che ci chiede aiuto e sostegno. Nello stesso tempo, è molto importante ovviamente che il terapeuta sia idoneo psicologicamente, non abbia complessi o disturbi di personalità incompatibili con il ruolo richiesto all’interno di una relazione d’aiuto in cui transfert e controtransfert si dipanano e muovono costantemente, incidendo significativamente sui miglioramenti o peggioramenti agiti. Ora, però, con l’apertura delle nuove frontiere, la confusione di ruoli e l’arroganza e presunzione che ne deriva, non so proprio come fare a calmare il sanguigno “arcipadrecollega” che propose una Psicoanalisi medica e scientifica e assegnò un ruolo preponderante al determinismo psichico causa=effetto. Vorrei fare da tramite, per consentirgli di dire la sua a Psicologi che hanno il titolo ma non le competenze e l’idoneità e a Medici che minimizzano e infeltriscono una materia e un ruolo che non possono essere ridimensionati. Uno, per la complessità e l’infinità dei concetti e argomenti da conoscere, due, perché abbiamo l’obbligo deontologico di aiutare il paziente. E per farlo occorre la giusta formazione, che non è quella che si acquisisce con uno o due corsi di Qualebignami? Non è neanche corretto aspettarci la giusta formazione da chi lavora in ambito accademico, come se fosse un’equazione possibile, in una società in cui tutti fanno il contrario di tutto, abusando del proprio potere. Direi che i falsi e gli stereotipi da sfatare intorno alla Scienza comportamentale sono troppi. Che l’unica cosa giusta da fare, per il bene di tutti, è creare un percorso di laurea, nella facoltà di Medicina, in cui mente, corpo e relazione siano una cosa sola. Perché cosa c’entra la facoltà di Psicologia (medica) in un percorso umanistico? Diamo a Cesare quel che è di Cesare. Limitiamo l’entrata in questo corso di laurea solo a chi dimostra di avere dei requisiti umani, psicologici e cognitivi superiori alla media. È importante conoscere il linguaggio dei mediocri, della media della popolazione, ma è anche determinante essere sopra le righe. Per prendersi cura di persone particolari occorre uno stile e un approccio non altrettanto inconsueto, ma molto più eccezionale, scrivevo nel 2014. Potrebbe forse darsi che in questo caso i malati non siano come gli altri malati, afferma Freud in un suo pamphlet. I pazienti, spesso, sono consapevoli di avere un problema, di vivere dei conflitti interni, ma hanno la nolontà di guarire. Lo psicoanalista non deve curare il paziente contro la sua volontà, ma promuovere la variazione armonica della personalità, senza alcun accanimento, ma assecondando il paziente nelle sue necessità. Ogni tipo di male è un male evolutivo. In quest’ottica, occorre comprendere perché si manifesta e cosa vuole suggerire al soggetto. Tutte le malattie sono sia organiche sia psichiche o prima psichiche e, poi, organiche. Il point d’orige è somatopsichico o psicosomatico, quale componente prevale di più? Un comportamento disturbato a vari piani e livelli genera patologie, psichiche o somatiche che siano, così come un dolore fisico può generare turbe psichiche. Noi siamo un miracolo, una potenza, un mistero, un sistema complesso e inerpicato dove l’invisibile è essenziale quanto il visibile. Qualunque medico o psicologo a cui ci affidiamo non deve essere superficiale, sufficiente, cintato. Una diagnosi deve essere emessa all’interno di un processo scientifico e psicodiagnostico che non si esaurisce in pochi minuti, altrimenti, risulterà incompleta, se non sbagliata. Chiarito se si tratta di un disturbo di personalità ossessivo, occorre comprenderne la forma che cambia a seconda della comorbilità con il narcisista se non paranoico; occorre, inoltre, aver chiaro il livello di funzionamento, i pattern e gli script cognitivi, le difese utilizzate, etc.. È un lavoro complesso che deve partire da una ottima formulazione diagnostica ma che non si esaurisce con essa. Per quest’opera sono necessarie competenze psicopatologiche che si acquisiscono solo se si ha talento e all’interno di un percorso di studi specifico: quello della Psicologia Clinica. Alla fine di questi esami, si potrà comprendere se è il caso di ricorrere al sostegno farmaceutico o se il paziente ha in sé le risorse per farcela. Un valido aiuto è collaborare con un Medico che possa, al contempo, valutare il buon funzionamento globale (organico, intestinale, etc.), perché è tutto annesso e se qualcosa non va, compromette tutto il resto. Questo il senso e il valore della scissione tra Medici e Psicologi che non avrebbe dovuto perdersi o essere male interpretato.

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