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Quando sei innocente ma non hai abbastanza prove

E vieni trattato da colpevole anche se non lo sei

Laura Valenti

 

Stiamo attenti a trattare come colpevoli coloro che vengono ritenuti tali dal nostro sistema giuridico, perché, a volte, sono innocenti e trattati da colpevoli o sono colpevoli e la fanno franca!

 

 

Lpresunzione d’innocenza o di non colpevolezza è un principio giuridico secondo il quale un imputato è considerato non colpevole sino a che non sia provato il contrario (Wikipedia).

Per assicurare un giusto processo il cittadino ha il diritto che siano ascoltati eventuali testimoni e di disporre di strumenti effettivi che mettano i suoi difensori in condizione di provare le sue effettive responsabilità (art. 48, Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea), al fine di evitare che, prima di essere giudicato responsabile dell’illecito contestato, possa essere ritenuto colpevole o anche solo trattato come tale, ribadendo e rinforzando che deve il processo penale deve essere proiettato alla dimostrazione, oltre ogni ragionevole dubbio, della colpevolezza e non dell’innocenza.

Vi racconterò la storia di un paziente che ha vissuto l’incubo del processo penale e di tutte le conseguenze in ambito lavorativo e interpersonale. Anche se gli atti sono pubblici, utilizzerò un nome di fantasia.

Paolo, chef, figlio di bancari, è stato accusato di estorsione semplice di stampo mafioso. Avrebbe consigliato di pagare il pizzo a uno chef. Sarebbero, poi, seguite minacce alla vittima a cui avrebbe consigliato di “mettersi a posto”. È stato condannato a due anni e otto mesi di reclusione.

Ascoltiamo la voce di Paolo: Il problema è far capire al prossimo che la vita è un grandissimo punto interrogativo. Tutto può succedere anche a chi è figlio di dottori. Mio nonno era generale dell’esercito, ho sempre svolto dei lavori importanti nel mio settore come Direttore commerciale, guadagnavo delle cifre importanti, a parte che non rientra proprio nella mia forma mentis mentale o nel mio modo di vivere fare determinate cose, cioè, quello che mi hanno accreditato, fare estorsioni di denaro. Se si cerca su internet il mio nome e cognome si trova tutto. Questa è un’altra cosa che mi provoca un dolore interno bestiale ma, soprattutto, anche nei confronti dei miei figli. Io sono stato accusato insieme ad altre persone che neanche conoscevo e che sono ancora in carcere perché gli hanno attribuito altri processi. Stiamo parlando di gente della malavita. Sono colpevole perché gli ho detto “daglieli e te li levi di mezzo alla minchia”. Io, per questa frase, sono un estortore. Io gli dovevo dire: “li devi denunciare” ma glielo avevo detto la sera prima. Hanno costruito un castello su una cosa inesistente da parte mia. Ho solo detto una frase e l’ho detta perché lui mi ha detto che era preoccupato per la sua persona, per la sua azienda, si spaventava a uscire, viveva una vita difficile con questi che ci andavano. Quando gli ho detto di denunciarli lui mi ha detto che lo aveva già fatto. Io ho passato tredici mesi a raccontare ai pubblici ministeri tutta questa storia e mi dicevano “eh, ma se lei la verità non me la vuole dire!”. Ma cosa vi devo dire? Se la verità è questa? Io sono una persona perbene, onesta, sono un perbenista nato. Ricordiamo Enzo Tortora che è stato condannato e massacrato per cose inesistenti? Mi hanno attribuito che io ero stato mandato da Cosa Nostra a parlare con il mio amico per questa cosa. Ora io dico questo: sono stati due mesi a pedinarmi. Se continuano a pedinarmi io sono felice, mi fanno un favore perché così si rendono conto dell’errore che hanno commesso. Quello che mi hanno fatto mi ha creato un dolore a me e alla mia famiglia enorme, ma non soltanto sul piano economico, perché sono un professionista e i soldi li so rifare. Anche se ho perso tutto, avevo una gran bella macchina, barca ma non mi interessa questo. Io penso che la dignità sia la cosa più importante che un uomo ha ed è doloroso che se si cerca su internet si trovano pure le mie foto e io mi sento male al pensiero che i miei figli possano guardarmi e giudicarmi. Ci sono delle cose che non sono vere e che sono dimostrabili. Il fatto stesso che dicono che io li conosco e che ho fatto da tramite, ma se non li ho mai visti? Se voi dite che io li conosco, in questi due mesi non ci deve essere una telefonata, un incontro? Non c’è niente! Io mi sono ritrovato in carcere ed è stato terribile. Io ero nel reparto dei reati di mafia, c’erano tutti questi super boss e io ero messo lì dentro! C’erano questi che avevano fatto 15 o 20 anni di carcere e io ero lì perché l’estorsione è mafia ma su quali basi? Io ho perso 28 chili in due mesi. Io sono uscito pazzo. Non si può neanche immaginare cosa vuol dire trovarsi in carcere senza aver fatto nulla e ci devi stare per forza. Un anno e due mesi senza vedere i miei figli perché non volevo che i miei figli entrassero in carcere. I miei figli sanno che sono stato in crociera per lavoro.

Sono passati 7 anni ma Paolo soffre ancora molto ed è rimasto traumatizzato. Mi ha raccontato tutto con le lacrime agli occhi e il cuore trafitto….

Se un processo si basa sui fatti e un soggetto è ritenuto innocente fino a prova contraria allora, forse, non c’è una giustizia sana nel nostro ordinamento.

Essere innocenti in Italia è pericoloso. Non si hanno alibi (Boris Makaresko).

Laura Valenti