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Gruppi DIP

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D.I.P.

Il migliore slogan? Le parole dei pazienti.
“Andiamo a fare i pazzi tutti assieme! Non abbiamo da fare i pazzi, siamo quel che siamo, ma almeno facciamo gruppo… I cosiddetti pazzi abbiamo fantasia, abbiamo empatia, siamo simpatici, sarebbe un’esperienza meravigliosa! Non mi sentirei pazza, con qualcuno che mi capisce, ma soltanto aiutata. Io ho fatto questa esperienza… prima avevo dei bisogni irrefrenabili, di mangiare, di bere… e, poi, ho smesso completamente… Quando sono con gli altri io sto bene… Io penso che le persone come me… non so come devo definirmi… non sono né borderline, né… sono originale, penso che non sia una patologia! Noi non ha importanza il partito politico che voti. E’ così ridicolo il guardare dalla testa ai piedi. Anche se una persona è timida, riservata, il fatto di essere a contatto con persone molto sensibili… ci si può aiutare gli uni con gli altri, anche se si è un po’ bloccati, fa bene lo stesso! Non so se si può parlare di emulazione…”. Questo ha detto una paziente desiderosa che i gruppi DIP partano. Coraggio, bastano due adesioni in più e uscite insieme! Rivolgetevi alla Dottoressa Laura Valenti

Luogo: tutta Italia e oltre. Si organizzano meeting.

Missione
Vi sono al mondo delle anime in pena che parlano le lingue che non sono comprese e decifrabili: lo schizofrenese, il narchese, il depressese, l’ansiogenese, etc. Vi sono anime che non si incontrano e pensano di essere sole, che nessuno è come loro, che non avranno mai amici, che non potranno mai sentirsi adeguati, che continueranno a stare nel loro guscio perché uscire è troppo doloroso (…).
Il gruppo DIP vuole essere un gruppo di “pari-differenti” che siano accomunati dagli stessi bisogni e, specialmente, dallo stesso bisogno di interagire, di fare amicizia, di sentirsi parte ben integrata, adeguata di un gruppo di persone. L’età o lo status sociale non vogliono essere limitativi. Sono ammessi individui di tutte le età e con difficoltà relazionali e comportamentali. Chiaramente i gruppi verranno divisi seguendo particolari parametri di selezione e scelta. Lo scopo degli incontri è di favorire la crescita, lo scambio, il confronto e consentire a soggetti con difficoltà di inserirsi in un gruppo di pari, attivare il sistema nervoso, la voglia di vivere e fronteggiare tutte le problematiche legate ad un modo malsano di concepire le relazioni umane. Insieme si organizzeranno: momenti dedicati allo sport e alle attività motorie, momenti dedicati alla lettura, al teatro, alla psicologia applicata al teatro, ai test attitudinali e di potenziamento per una rieducazione cognitivo comportamentale, momenti dedicati alla discussione e alla rielaborazione dei concetti. Io parteciperò attivamente a quasi tutti gli incontri e alle attività da me supervisionate, organizzate, dirette e studiate. I gruppi saranno composti da minimo 5-8 persone e saranno divisi secondo criteri che rispettano la compatibilità tra la personalità e i disturbi. L’evento sarà programmato ogni settimana, se si riusciranno a raccogliere abbastanza adesioni. Tra le attività del progetto vi sono: training/potenziamento cognitivo, affettivo e relazionale, life coaching, sostegno psicologico, laboratorio fai da tè, creazione di oggetti con le mani, pittura libera espressione di sè attraverso l’arte «libera», escursioni e gite turistiche, uscite serali come teatro, cinema, eventi, nightclub, shopping intelligente, viaggi, etc. Ad accompagnare i DIP ci saranno operatori specializzati di volta in volta (a seconda delle attività organizzate) differenti in questo caso, non DIP ma DIO, ovvero Different International Operators. Gli incontri consistono anche in sedute di consulenza e/o sostegno al gruppo (min. 5- max 12 partecipanti) secondo il modello integrato e pluridisciplinare.
Presentazione e obiettivi

  • supporto reciproco e occasione per poter condividere vissuti emotivi, dubbi, successi ed insuccessi, patologie, etc.;
  • riflessioni e discussioni intorno a temi di interesse comune;
  • rottura dell’isolamento e della noia in cui si trovano soprattutto coloro che soffrono di disturbi relazionali, antisociali, etc.;
  • organizzazione di letture di interesse comune;
  • scambi di ruolo e interventi psicodrammatici e cognitivo comportamentali sui concetti e i preconcetti, etc.;

Si cresce attraverso il confronto, lo scambio, l’interazione, ma questa non deve essere considerata solo una esperienza di crescita ma anche una esperienza sociale che possa rompere la monotonia, melanconia, noia ed altro.
Se avremo un piccolo BUS DIP il progetto si potrà dire realizzato pienamente, ma è sufficiente che uno abbia la macchina e tutti si dividano le spese.
Fare attività sportive e ricreative in compagnia di uno o più persone ha degli effetti sicuramente positivi. I vantaggi principali dell’allenarsi (o di svolgere altre attività) in gruppo sono:

  • sostegno psicologico durante le attività
  • miglioramento delle modalità di relazionarsi con il mondo esterno
  • miglioramento della prestazione
  • scambio di informazioni e di esperienze (per es., se l’uno non conosce un
  • determinato tipo di esercizio lo può chiedere all’altro)
  • le attività vengono percepite come più appassionanti, coinvolgenti e piacevoli

Statisticamente chi si allena da solo dura di meno perché sente maggiormente la stanchezza e ha una percezione distorta del tempo trascorso. Un individuo che da solo è stanco dopo pochi minuti, in compagnia può durare anche più di mezzora. La prestazione migliora perché viene impedito un calo della concentrazione. La motivazione di chi pratica dello sport o altre attività da solo, invece è minore e dopo un pò di tempo, nella maggior parte dei casi, porta alla “cessazione attività”. Un altro punto importante è dato dal metodo e dalla tecnica adottata, che, in compagnia, essendoci scambio e confronto di opinioni ed esperienza, può migliorare inverosimilmente. Vi sono individui che da soli si impigriscono e non conoscono né i propri limiti né le proprie potenzialità. In questo modo è possibile sperimentare sia il potere che ha lo psicologo di scoprire i potenziali nascosti sia di “auto-motivarsi” guardando, emulando e condividendo una particolare esperienza con “persone differenti” e, al tempo stesso, simili. Tutto questo aiuta ad apprendere in modo facile e divertente. Alla lunga, i “misantropi” o coloro i quali hanno disturbi relazionali “invalidanti” si allontanano da una dimensione “solare”, “invecchiando” interna- mente e precocemente. Tali soggetti anche se hanno una giovane età, appaiono all’osservatore “vecchi”, come fossero “cofani” (per dare l’idea di un pezzo di lamiera), esternamente, vecchi, ma, dentro, giovani. Essi arrivano a incarnare le caratteristiche peggiori che un vecchio possa avere: atteggiamento, postura, andatura, sorriso, hobby quando presenti, modalità e stili relazionali, tendenza alla misantropia, etc. Al contrario, esistono persone che hanno superato la mezza età e che neanche all’età di ottant’anni si riescono a identificare o definire come “vecchi”.