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About Me Section

Chi sono

Laura Valenti è Psicologa clinica e Scrittrice. Ha collaborato con il giornale “La Sicilia” (CL), con le riviste “Confimprese”, “Palermo Parla”, “Medeu” e con la testata giornalistica “Diritti negati”. Attualmente collabora con “La Repubblica” alla rubrica mensile “Curarsi con il metodo Feng Shui”. Da tempo, preferisce essere “editrice” di se stessa e lasciare che la editi chiunque abbia il piacere di sostenere la sua vena scrittorea. Negli anni, ha divulgato diversi scritti, finanziandone la stampa e l’impostazione grafica. Nel presente sito, è possibile trovare l’anteprima dei suoi lavori.
Ha pubblicato con la Armando ed. (2007) il libro Per un mondo a misura di adulto e bambino, in cui viene esaminata la Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza dal punto di vista clinico e di comunità. Gli adulti dovrebbero avere il Codice dei bambini sempre a portata di mano. Un volumetto apprezzato perché i concetti sono esposti in maniera semplice per quanto siano complessi, tanto che è stato adottato come “libro di studio” in una scuola media. Segue un secondo libro patrocinato dall’UNICEF (2008) e dedicato ai bambini, nel quale tenta di rispondere a un quesito: che differenza c’è tra sano e malato? Ai bambini va insegnato cosa è giusto e cosa è sbagliato, cosa è sano e cosa non lo è. Il concetto di salute mentale è complesso e le patologie vanno curate con un approccio altrettanto complesso, pluridisciplinare e pluridimensionale. I peggiori matti stanno fuori dalla stanza d’analisi. Non hanno consapevolezza di avere e di provocare un disturbo. Nello stesso anno ha pubblicato in proprio il romanzo “Ziza”, tratto dalla trascrizione clinica dell’incontro tra lei e una paziente, uscita vittoriosa dal percorso di cura seguito. In esso entra ed esce dal personaggio, generando nel lettore curiosità e stupore: è fantasia o realtà? È una biografia o la storia della paziente? I volumi fanno parte di una collana dal titolo Questo non si dice e quello non si fa. Laura Valenti vive e ha lo studio professionale a Palermo, ma svolge le sue attività anche tra Milano e Roma, grazie al particolare mezzo di comunicazione e sostegno cognitivo adottato (in parallelo agli incontri vis à vis): la via web. Si occupa anche di Ghost Writing dal 1997, ovvero scrive articoli, relazioni, discorsi, biografie, trascrizione di convegni, libri di medicina, architettura, etc.. La sua adattabilità e duttilità viene da lei giustificata dicendo che “dietro un ottimo lavoro c’è un ottimo cliente” (Le Corbusier).

Parlo di me

Sono la Dottoressa Laura Valenti, esercito la libera professione come Psicologa clinica a Palermo, anche se, per appuntamento, mi sposto anche in provincia e in tutta Italia. Posso dire di essere stata la prima, almeno in Sicilia, a utilizzare nuove modalità di approccio, come la via web (Skype), soprattutto per le sedute di potenziamento cognitivo, ma che consente di intraprendere un percorso per la salute e il benessere globale a coloro che non si possono muovere facilmente da casa, perché sono minorenni e dipendono dai genitori, perché hanno degli impedimenti psicofisici o perché non hanno proprio il tempo di inserire questo impegno nella loro agenda quotidiana. C’è anche da dire che non tutti si possono permettere di compensarmi adeguatamente per un lavoro a domicilio. In questo sito, trovate i primi due libri di una collana dal titolo Questo non si dice e quello non si fa anche se tutte le mie opere da quando ho iniziato a scrivere – appena mi hanno messo la penna in mano! – sono tutte accomunate da uno stesso duplice intento, uno divulgativo e informativo, per quanto concerne la clinica e la scienza psicologica, l’altro educativo. Fin dai tempi dell’università ho iniziato a scrivere per delle riviste e dei quotidiani e, per quanto fossi approdata a un certo punto, a una testata giornalistica di rilievo in cui scrivevo a proposito di Medicina e salute e mi fosse chiesto di curarne una sezione in vista di nuovi successi, io ho compreso che stava rubando troppo tempo al mio lavoro principale e all’importante ruolo di sostegno psicologico che rivesto, così ho canalizzato le mie energie e ho continuato a scrivere ma solo sulla mia materia e come Ghost Writer, prestando il mio talento letterario a chi me lo richieda. I due libri che voglio omaggiare ai miei pazienti hanno come denominatore comune, non solo il personaggio, ma soprattutto la stessa palette o tavolozza, costituita dalla mia personale esperienza clinica, dai miei studi, dalle mie trascrizioni di sedute cliniche.
Iniziamo da Come me.
Sono stati i bambini a suggerirmi questo titolo. Loro si identificano con me o io mi riesco a identificare con loro, in ogni caso si crea una speciale “compliance” che facilita il lavoro e il movimento analitico. Io non ti vedo come una grande, Laura, io ti vedo come me…, mi disse dolcemente una bimba di sei anni. E stranamente sembrava che anche tra i bambini ci fosse un passaparola, perché tutti mi consideravano, dai più piccini a più grandi come una di loro! Non so se sono riuscita a trasmettere la mia emozione e la mia verve condividendo i miei appunti clinici e i miei esami di realtà con tutti voi o con chi vorrà editarmi. Ho scritto questi libri nel 2008, quindi con un linguaggio clinico più giovane e meno riflessivo di quanto non lo possa essere ora, ma pubblicare un libro vuole investimenti in termini di tempo e di danaro e così ho atteso… ho atteso anche la risposta delle case editrici, tra le quali una, peraltro nazionale, mi ha effettivamente scelta tra centinaia di autori, a detta loro… tuttavia, non si vive di gloria, ma di maccheroni! E per questi due libri mi sono state chieste delle garanzie economiche di 12 mila euro, scontate a 11 solo perché sono già Autrice…
Riallacciandomi al discorso introduttivo, mi occupo anche dei bambini e della loro rieducazione. Ho attinto i miei pennelli cogitativi non solo alla pratica clinica ma anche alla mia fantasia. Ho, di proposito, romanzato e trasformato determinati accadimenti che magari ho vissuto all’interno della mia stanza d’analisi, se non giardino (con i bambini si lavora meglio all’aperto e giocando). Un mio docente, all’università, mi chiamava Sherazad, per le mie capacità inventive, tuttavia non facevo nessuna scoperta dell’America, era come se le mie lenti e i miei riverberi cogitativi andassero al di là, pur rimanendo al di qua dei fatti scientifici e clinici.
La falsa conoscenza è molto peggiore dell’ignoranza, dice il noto drammaturgo e linguista George Bernard Shaw. La falsa conoscenza, molto spesso, induce in errore. Conosciamo tutti il potere degli stereotipi, le dicerie dell’untore, i luoghi comuni, le voci di corridoio, il potere del passaparola, gli effetti Pigmalione e alone (che chiunque conduca dei colloqui dovrebbe conoscere!) che condizionano negativamente o positivamente le opinioni e gli apprendimenti. Un trucco usato dai pubblicitari alquanto ingegnoso (ma che funziona di più con chi non è scientista o studioso) consiste nell’affermare una verità, omettendo però di completarla con affermazioni che ne limiterebbero il significato. Se alla pubblicità sentiamo che un certo alimento, per es. dei cracker, non contiene colesterolo, di sicuro nessuno potrà opporsi, ma l’intenzione è quella di indurre a pensare che mangiando quei cracker il tasso di colesterolo nel sangue non aumenterà. O il fatto che il burro non rifuso e di qualità, oltre che assunto in dosi moderate, non sia affatto grasso o tossico, ma che addirittura, secondo la medicina funzionale e bionutrizionale (anche psiconeuroendocrinoimmulogia), non disturba affatto i pazienti affetti da ipercolesterolemia, contenga dei principi nutritivi e vitaminici essenziali (come la vitamina D ed E), abbia delle funzioni riparatorie importanti per l’organismo, bilanci i contenuti di zuccheri del sangue e contrasti la fame nervosa, se non mi sbaglio…non è il mio ambito e chiedo venia per eventuali errori. Tuttavia quel che ho capito è che il burro è grasso e tossico se non è di qualità, se non è assunto in crudo. Tutti pensiamo in media che sia grasso, ma non lo è più dell’olio extra vergine d’oliva…ha, invece, un forte potenziale farmacologico che però è bene sia indicato dal medico esperto in terapia bionutrizionale.
Indurre la mente in errore è semplice. Le parole creano la realtà: usando le parole nel modo giusto possiamo creare le realtà che meglio ci aggrada e indurre gli altri a fare ciò che vogliamo. Sulle parole si basano le relazioni tra persone, si fondano società, si stabiliscono le sorti di milioni di individui.
Così ci sfugge quale sia la differenza tra psicologo e psichiatra, attorno ai quali si sono diffuse vere e proprie frodi linguistiche e semantiche oltre che economiche.
La stesura del volume Come me è nata da una semplice lettura dei problemi dei bambini e degli adolescenti rilevata nella vita quotidiana, sia in camice bianco sia in borghese, osservandone e studiandone il comportamento. Coerentemente con il percorso iniziato con il primo libro (Per un mondo a misura di adulto e bambino, Armando 2007), l’ho dedicato all’UNICEF, che mi ha concesso il suo patrocinio, nell’intento di dare ancora una volta voce ai desideri dei bambini e degli adolescenti, alle loro richieste, ai loro bisogni. Se nel primo libro i dati analizzati erano una raccolta dei desideri dei giovani, adesso l’obiettivo, che è sempre quello di rendere protagonisti loro, è stato raggiunto somministrando un questionario sulle problematiche da essi vissute, prendendo dei campioni a grappolo, nelle scuole e nelle università di Palermo. Come il primo libro, anche questo è a misura di adulto e bambino. Il presente volume è il primo della collana di contributi nei quali ripercorro le patologie mentali e analizzo il concetto di salute mentale soffermando l’attenzione sugli errori di ragionamento sistemici che il cittadino medio commette nella valutazione degli eventi (di se stesso e degli altri) e nell’attribuire etichette come “sano, insano, malato, folle, pazzo, normale”. Parole che usate con leggerezza e senza cognizione di causa generano un forte raccapriccio in un clinico. Questi errori di ragionamento sono favoriti da schemi cognitivi di fondo rigidi ed estremi, non funzionanti o disfunzionali, distonici e patologici, formatisi in età infantile. La persona risponde quindi a ciò che gli capita in base a <ciò che pensa> di ciò che sta vivendo (quindi in base ai suoi concetti e preconcetti). Le distorsioni cognitive, ossia le modalità di ragionamento che non seguono la logica, sono per tutti noi all’ordine del giorno. Ne cito alcuni: la tendenza a saltare a conclusioni, ovvero trarre conclusioni in mancanza di evidenze sufficienti; la tendenza all’astrazione selettiva o filtro mentale disfunzionale, che porta a porre attenzione solo al particolare, spesso negativo; la tendenza a un pensiero catastrofico, ovvero esagerare l’importanza e le conseguenze di un evento; la tendenza alla generalizzazione, trarre conclusioni basandosi su di un singolo episodio; la tendenza a giudicare in base alle emozioni o al ragionamento emozionale; la tendenza a ingigantire/minimizzare, esaltando o al contrario svalutando/sminuendo quello che prova l’altro, solo perché non si capisce (per disempatia o altro).
Le patologie sono curabili, ma il primo passo per la guarigione e la cura è la consapevolezza. I peggiori “matti” sono fuori dalla stanza d’analisi. Bisogna allora recidere i rami alla radice e rinvasarli: in Come me insisto sulla necessità di essere formati adeguatamente per adempiere al ruolo di “educatori” (senza escludere la necessità di una buona formazione e informazione per i giovani), per evitare conseguenze e danni a livello psicologico irreparabili.
Tra le problematiche messe in luce, dunque, ne spicca una: il vero problema dei giovani di oggi è che deve essere cambiato il concetto di salute mentale.
Andiamo al secondo libro: “Ziza”, vuol dire “splendore”, perché è nel riflesso che si vede quanto brilla un’immagine. Lo specchio siete voi, sono i lettori, i veri editori dei miei libri. È lo specchio che aumenta la proporzione di luce riflessa e crea l’effetto del rispecchiamento. Ziza è come se lo avessimo scritto in due, perché ho riportato il più fedelmente possibile le trascrizioni delle nostre sedute, dei racconti di questa ragazza, romanzando la sua storia, cercando di renderla più piacevole e leggera di quanto non sia stata. Mi commuovo a pensarci, ho visto Ziza cambiare forma come un bruco diventa farfalla, mostrando tutto il suo “splendore”, dimostrando che guarire è possibile nella misura in cui esista la volontà di guarire, la consapevolezza del proprio male e si segua un percorso razionale clinico e non (anche se la coazione a ripetere e i danni ricevuti sono pressoché irreversibili). La storia evolve da un’infanzia difficile a una realizzazione personale raggiunta con difficoltà e con il coronamento dei propri sogni. Una ragazza siciliana che ha vissuto, affrontato e superato le difficoltà e le amarezze del precariato sociale. Qual è il segreto del ‘paziente preferito’, come lo è stata lei per anni? Seguire i suggerimenti, lasciarsi rialzare dopo le cadute, come quando ha tentato il suicidio con un cocktail di farmaci che come minimo avrebbe dovuto o potuto devastare i suoi organi interni e la loro funzionalità. Una personalità complessa, variegata e “somatoforme”. Un personaggio difficile da interpretare, in cui mi è stato difficile compenetrare fino a confondere il lettore tra ciò che è personale e ciò che è impersonale, tra ciò che è reale e ciò che è frutto di fantasia. Ma è stato proprio questo il mio “cavallo di battaglia”, il punto di forza del libro o che volevo provare a rendere tale: entrare e uscire dal personaggio fino a creare infiniti risvolti semantici. In questo modo, ciascun lettore, con la propria fantasia e con i propri strumenti, può contribuire a creare quella scia e quell’impronta che vorrei lasciasse Ziza, nel cuore di tutti.
La patologia “somatoforme” viene fatta rientrare in tutti quei disturbi che appaiono come manifestazione di una patologia somatica, ma in assenza di cause organiche e per i quali è possibile presumere una forte componente psicologica. Secondo Zbigniew J. Lipowski (Am J Psychiatry 1988; 145:1358-68) la somatizzazione è la tendenza a vivere e a comunicare il disagio psicologico in termini di sintomi fisici e a cercare un aiuto medico per essi. Sia Janet che Freud, padri della psicoanalisi, si trovavano d’accordo nel ritenere che i sintomi fossero dovuti all’allontanamento dalla coscienza di un gruppo di associazioni mentali; da ciò termini come rimozione e censura, ovvero la tendenza a relegare nell’inconscio (serbatoio di contenuti) di contenuti inconsci spiacevoli e inaccettabili alla coscienza (perché minacciano di sopraffare l’Io e le difese contro di essi) . L’isteria è un modo o un tentativo di stravolgere, cambiare e manipolare il rapporto con il mondo esterno (Rossi e Fele).
Questa sintesi coglie l’aspetto essenziale dell’isteria: lo stile di funzionamento è caratterizzato dalla tendenza a utilizzare la comunicazione e gli strumenti relazionali per gestire il disagio emotivo. Si tratta di condizioni in cui il disagio emotivo non trova una strada diretta per esprimersi: il soggetto non riesce a percepirlo e a riconoscerlo in quanto tale e lo esprime, quindi, con un canale altro, alternativo, che manifesta e al contempo nasconde a se stesso e agli altri.
Ma comprendere il senso e la funzionalità o disfunzionalità di un disagio, quale che sia la sua manifestazione specifica, è compito di noi psicologi, quando viene richiesto il nostro aiuto. In uno dei prossimi libri, la cui promulgazione è prevista per l’anno 2016, tratterò una serie di patologie, tra risultati e resurrezioni, tra vinti e vittoriosi, una vera e propria carrellata di casi clinici per dare la possibilità a tutti (esperti e non, curiosi e fedeli o pazienti) di dare una sbirciatina al lavoro che viene fatto (da me, personalmente di persona!) dietro le quinte. Chi volesse avere una copia dei miei libri può venirmi a trovare in studio e potrà averne una copia in… seduta stante! E concludo con una citazione, mutuata a Gibran: Chi sa ascoltare la verità non è molto migliore di colui che la sa esprimere.

Cosa si intende per formulazione diagnostica e come si fa a renderla scientifica e clinica?

Una formulazione di caso clinico è quel documento che l’esperto stende, a conclusione di un ragionamento clinico, per aiutare esperti e non a comprendere le problematiche e i disagi vissuti dal paziente in cura, il livello di funzionamento e di gravità, i rischi e le strategie possibili e suggerite, per fronteggiare e risolvere la questione, per dare un senso o tutti i sensi possibili (o pensati) alla sofferenza e al dolore attenzionato.
Prima di emettere una diagnosi il professionista deve avere raccolto ed esaminato sufficienti dati, avvalendosi anche di strumenti psicometrici adeguati al paziente e all’ipotesi diagnostica. Una diagnosi, infatti, per avere carattere di scientificità, dovrebbe essere il prodotto di un processo psicodiagnostico che può non esaurirsi in cinque o 12 sedute. Dipende dalla complessità del caso. Spesso, la troppa fretta, produce relazioni cliniche (?) superficiali, improprie, incomplete e il danno non viene solo operato nei confronti del paziente che ci chiede aiuto, ma anche nei confronti dell’Ordine di appartenenza. L’errore di uno lo pagano tutti, perché si fomenta il diffondersi di pregiudizi, preconcetti e la tendenza a fare di un’erba un fascio. Prima di agire con troppa faciloneria e superficialità o arraggiandoci con quello che abbiamo, perché non ci possiamo permettere altro (anche per capacità), dovremmo porci un serio quesito: è giusto che io faccia questo mestiere o è meglio che lo lasci in mano a chi lo gestisce con criterio e professionalità, a chi non ha complessi irrisolti, non li trasferisce all’interno del rapporto di cura che deve instaurare ed ha quelle competenze e qualità professionali necessarie per fare apparire come competenze pure i difetti o le mancanze (direbbe Giovanni Verga). Ho visto io stessa documenti rilasciati ai pazienti scritti a penna, disordinati, senza esaustività (non si può asserire una tal cosa senza spiegare la ragione per cui avanziamo quell’ipotesi!). Questo è il mio sito e mi sembra corretto nei confronti di chi voglia chiedere aiuto a me o a qualcun altro chiarire come andrebbe fatta una relazione clinica. Se fatta bene, sfido chiunque a lamentarsi del prezzo alto che ha delle ragioni d’essere e non è frutto di una sopravvalutazione! Per emettere una diagnosi occorre una formazione adeguata, delle competenze scrittore e analitiche di base, studio, tempo, somministrazione testologica e tutto questo ha un costo per noi! Non riusciremo mai, neanche in anni di lavoro clinico, a farci rientrare in tasca i soldi spesi per la formazione, soprattutto se, Come Me, si è ricercato il meglio sempre!

Una relazione per essere scientifica e clinica deve rispondere ai seguenti requisiti:

Individuo

Funzioni chiave

Per tracciare un profilo del funzionamento mentale, con l’ausilio dei manuali nosografici (PDM, etc.), si esaminano:

Livelli di funzionamento:

Formazioni caratteriali e sintomatiche incapsulate, per esempio:

Occorre rispondere ai seguenti quesiti:

Definire il problema


Cercare la soluzione

 

Occorre anche interrogarsi sui risvolti semantici e simbolici di una determinata patologia:

Inconscio

 

Cosa posso o non posso fare

Cominciate col fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile. E all’improvviso vi sorprenderete a fare l’impossibile.
San Francesco d’Assisi

La pubblicità dei professionisti è libera. Risponde solo al personale buon gusto e al codice deontologico

La Previdenza dei Liberi Professionisti
Blog di Federico Zanon
www.federicozanon.eu

Dal 2005 la pubblicità dei professionisti è libera. Nuove opportunità, ma anche nuovi problemi che si aprono.
In questo reportage di 7 articoli ho voluto approfondire l’argomento a 360°, anche nei suoi aspetti più controversi. Spero di stimolare un dibattito: il mercato delle professioni e della salute sta cambiando. A noi psicologi il compito di leggere il cambiamento e saper offrire nuovi modelli di lavoro.
LA PUBBLICITA’ DEI PROFESSIONISTI E’ LIBERA. Cosa è cambiato dal 2005 in poi nelle norme sulla pubblicità. Il caso emblematico di Groupon e della maximulta da 800.000 euro all’Ordine dei Medici da parte dell’Antitrust.
PROFESSIONISTI NEL CAOS DELLA LIBERA PUBBLICITA’. Voragini e opportunità delle nuove forme di pubblicità. La riflessione di un avvocato sul decoro. E la più impressionante pubblicità professionale al mondo: un horror-video tedesco.
IL SETTING AI TEMPI DI GROUPON. La più controversa delle forme di pubblicità per professionisti. Analisi dello strumento e prime riflessioni sul suo impatto sul setting, alla vigila di una prova ‘in vivo’.
LA MIA ESPERIENZA CON GROUPON. Si, ho provato Groupon e sono tornato per poterlo raccontare. Questo è il reportage della mia esperienza.
IL SETTING NELL’ERA DEI SOCIAL. Siamo esposti: per quanto ci proviamo, nell’era dei social non siamo mai al riparo dalla fuga di notizie su di noi. Come gestire questo involontario self-disclosure? quale impatto sul setting?
IL SETTING AI TEMPO DI WHATSAPP. Strano a dirsi, ma questa messaggeria chat sta invadendo anche il nostro rapporto con i pazienti. Da una discussione fra colleghi nata nel gruppo Facebook Diventare Psicologo, alcune riflessioni.
QUEI PROFESSIONISTI SULLE MACCHINE A VAPORE. Una ricerca Adepp-Censis rivela particolari inediti sui professionisti italiani: d’accordo la crisi, ma spesso i modelli di business sono poco adatti al mondo che cambia, specialmente su web.

Articolo di:
Federico Zanon, psicologo psicoterapeuta, Vicepresidente dell’ENPAP e Presidente Nazionale di Altrapsicologia.